Maltrattamenti
Bracconaggio
Caccia di frodo, trappole, reti e lacci, specie protette: cosa è vietato, le pene aggiornate dalla legge 82/2025 e cosa fare se trovi tracce di bracconaggio.
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Il bracconaggio è la caccia illegale: cacciare specie protette, cacciare nei periodi o nei luoghi vietati, usare mezzi proibiti come trappole, lacci, reti, colla o richiami elettroacustici, o catturare e vendere animali selvatici fuori dai casi consentiti. Colpisce soprattutto gli uccelli migratori, i rapaci e i grandi carnivori come il lupo e l'orso, ma anche specie meno note.
In Italia la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell'interesse di tutti (art. 1 della legge n. 157/1992). Il bracconaggio non è quindi una faccenda tra cacciatori: è un danno alla biodiversità che riguarda ogni cittadino, e chiunque può segnalarlo.
Aspetti legali
La legge sulla caccia. La legge 11 febbraio 1992, n. 157 stabilisce quali specie si possono cacciare, quando, dove e con quali mezzi, e vieta tutto il resto. L'art. 21 elenca i divieti, tra cui l'uso di trappole, reti, tagliole, lacci, archetti, vischio, esche avvelenate e richiami acustici a funzionamento elettromagnetico. L'art. 30 prevede reati specifici, tra cui:
- cacciare nel periodo di chiusura generale;
- uccidere, catturare o detenere specie particolarmente protette, con pene più alte per orso, stambecco, camoscio d'Abruzzo e muflone sardo, e ancora più alte per l'orso bruno marsicano;
- cacciare nei parchi e nelle riserve naturali;
- l'uccellagione, cioè la cattura di uccelli con reti e trappole;
- cacciare sparando da veicoli, natanti o aerei;
- commerciare fauna selvatica fuori dai casi consentiti.
Il giudice può disporre anche la sospensione o la revoca della licenza di caccia e la confisca delle armi e dei mezzi usati.
Le specie protette nel codice penale. L'art. 727-bis c.p. punisce chi, fuori dai casi consentiti, uccide, cattura o detiene esemplari di una specie animale selvatica protetta. La legge 6 giugno 2025, n. 82 ha inasprito la pena: oggi è l'arresto da tre mesi a un anno e l'ammenda fino a 8.000 euro, prima l'arresto da uno a sei mesi o l'ammenda fino a 4.000 euro. Resta esclusa la punibilità solo quando l'azione riguarda una quantità trascurabile di esemplari con un impatto trascurabile sulla conservazione della specie. La stessa legge ha alzato le pene per chi distrugge o deteriora un habitat in un sito protetto (art. 733-bis c.p.): arresto da tre mesi a due anni e ammenda non inferiore a 6.000 euro.
Uccisione e maltrattamento. La caccia è esclusa dalle norme del codice penale sui delitti contro gli animali solo quando si svolge nel rispetto della legge (art. 19-ter disp. coord. c.p.). Chi caccia di frodo può quindi rispondere anche di uccisione di animali (art. 544-bis c.p.), oggi punita con la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da 5.000 a 30.000 euro, o di maltrattamento (art. 544-ter c.p.): pensa a un animale lasciato agonizzare in un laccio o in una tagliola. Le pene aumentano se le vittime sono più animali (art. 544-septies c.p.).
Le esche avvelenate. Il veleno usato contro volpi, lupi, corvidi o rapaci è vietato dalla legge sulla caccia e da un'ordinanza del Ministro della Salute: leggi Esche e bocconi avvelenati.
Cosa puoi fare
1. Non intervenire da solo
Il bracconaggio è spesso praticato da persone armate. Non affrontarle, non seguirle e non toccare trappole o armi: potresti ferirti e rischi di cancellare tracce utili alle indagini.
2. Annota e fotografa
Se trovi trappole, lacci, reti, gabbie-trappola, richiami elettronici, bossoli o animali morti o feriti, fotografa tutto da vicino e da lontano, con un riferimento del luogo. Annota la posizione esatta: le coordinate GPS del telefono sono l'ideale in campagna o nel bosco. Se senti spari in un'area protetta o in un periodo di chiusura, annota data, ora e direzione. Leggi Come documentare un maltrattamento.
3. Segnala subito
Rivolgiti a:
- Carabinieri forestali, attraverso il 112 o il 1515;
- Polizia provinciale o Polizia locale;
- guardie venatorie volontarie delle associazioni riconosciute e, nei parchi, al personale di sorveglianza dell'area protetta.
Prima interviene qualcuno, più è probabile trovare il bracconiere sul posto o quando torna a controllare le trappole.
4. Soccorri l'animale, se è vivo
Un animale selvatico ferito va affidato a un Centro di recupero animali selvatici: trovi quello più vicino nell'elenco dei CRAS. Non provare a liberarlo da un laccio o da una tagliola da solo se rischi di ferirlo o di farti male: chiedi aiuto al CRAS o ai Carabinieri forestali. Leggi anche Cosa fare se incontri animali selvatici in stato di difficoltà.
Approfondimenti
Questa sezione contiene informazioni più dettagliate, che possono essere utilizzate come base di partenza per approfondire la tematica.
Perché il bracconaggio è grave. Ogni anno in Italia vengono uccisi illegalmente moltissimi uccelli selvatici, soprattutto durante la migrazione. Le trappole non distinguono le specie: catturano anche animali rarissimi, che spesso muoiono dopo ore o giorni di agonia. Per le specie con popolazioni piccole, come i grandi rapaci o l'orso bruno marsicano, anche un solo esemplare ucciso può pesare sulla sopravvivenza della specie.
I richiami vivi. La legge consente, entro limiti precisi, l'uso di uccelli vivi come richiami per la caccia. Fuori da quei limiti, e quando gli uccelli sono tenuti in condizioni di sofferenza, accecati o con le penne tagliate, possono configurarsi il maltrattamento o la detenzione in condizioni incompatibili. Leggi Taglio delle penne remiganti e Detenzione incompatibile con la natura dell'animale.
Il commercio. Comprare uccelli o altri animali selvatici catturati in natura alimenta il bracconaggio. Per molte specie esotiche valgono anche le regole internazionali della Convenzione CITES: leggi Animali esotici.
Scheda a cura di: Animal Law Italia.
Revisione: Avv. Alessandro Ricciuti.
Ultimo aggiornamento: 18/10/2026.